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pensando di comunicazione politica e di piccoli fatterelli personali

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giovedì, 08 maggio 2008 ore 10:18
Confondere gli scrittori di un paese con la politica di quel paese, non è un modo per contestare. E' una lettura approssimativa, è un non voler vedere le differenze che esistono all'interno di qualunque comunità, è un voler abbattere canali e forme di dialogo, è un voler stereotipizzare l'immagine di un paese e far sì che al suo interno le differenze si appiattiscano e tutto converga in un unico grande sentimento di accerchiamento. E' questo quello che volete, signori contestatori? Allora bisogna dedurre che non vogliate la pace e il bene dei palestinesi, così come non lo voleva parte della comunità araba che per decenni non ha difeso il popolo palestinese ma l'ha usato per tenere in fibrillazione gli israeliani.
Se questi sono gli obiettivi contestare il mondo della cultura è la cosa migliore che si può fare. Se invece si vuole fare un favore ai palestinesi non avete sbagliato strategia politica. Siete degli imbecilli. Degli imbecilli e basta. E pensare che c'era un tempo in cui pur di attivare dei canali di dialogo si ricorreva a tutto, finanche al ping-pong...

Ps. Un in bocca al lupo a Giorgia Meloni che ho sentito più volte parlare in tempi non sospetti e che rispetto a tanti giovani già invecchiati della sinistra ha un pregio non da poco: la passione. Non so se farà bene, ha idee molto diverse dalle mie, ma vale sicuramente la pena seguirla con attenzione.




 

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martedì, 06 maggio 2008 ore 18:32
Un mio articolo per l'Alambicco

Le elezioni anticipate hanno fatto sì che il nuovo ciclo elettorale - quello che mette in fila anno dopo anno politiche, regionali, europee - si sia aperto con un anno di anticipo.
In pratica dal 2004 al 2010, con la sola eccezione del 2007, gli italiani sono stati e saranno sottoposti a una campagna elettorale permanente, un bombardamento di messaggi, di slogan propagandistici e di promesse.
Rispetto alla tradizione della Seconda Repubblica, quella appena trascorsa è stata una campagna estremamente parca nei toni.
Un clima che non ha certo portato bene alle forze di sinistra, tanto che durante i ballottaggi si è assistito a un colpo di coda velenoso nella Capitale, dove dalle parti del Pd si è provato a costruire mobilitazione agitando la leva del voto contro.
Oggi l’instabilità interna del Pd e di Rifondazione fa temere che quella romana non sia una parentesi, quanto il modus a cui ci dovremo riabituare nei mesi a venire.
Un modus che abbiamo già conosciuto, quello della demonizzazione e della contrapposizione netta rispetto all’avversario perché come detto tra qualche mese si tornerà a votare.

Partiamo da Rifondazione. Nel giro di 2 anni dal primo scranno parlamentare a forza extraparlamentare. Senza un leader ma con un comitato di reggenti. Con una struttura di dipendenti, quadri dirigenziali e intermedi, un quotidiano, immobili di varia specie sparsi sul territorio nazionale ma senza più soldi. Senza più quel peso politico che vuol dire quella visibilità mediatica, senza la quale oggi sei condannato all’estinzione. Rifondazione utilizzerà le ultime cartucce, la piccola rendita in termini di autorevolezza politica, per non farsi estromettere dal gioco mediatico (e quindi politico) con la speranza che queste non si esauriscano prima di un anno.
Un po’ come col Grande Fratello dove una volta finito il gioco torni a non essere nessuno e se vuoi restare sulla cresta dell’onda devi spararla o commetterla sempre più grossa.
Stessa cosa faranno Verdi e Comunisti Italiani. In un clima di feroce concorrenza reciproca, ben consapevoli che gli stilemi della narrazione mediatica nella migliore delle ipotesi prevedono non più di un outsider.

Passiamo al Pd. Probabile il congresso anticipato in autunno, probabili (le prevede lo statuto) le primarie per i candidati alle Europee. Un quadro di grande movimento per un partito – ricordiamolo – ancora tutto da costruire. Insomma, sul fronte dell’elaborazione politica imboccare  una strada conosciuta e che fino ad ora si è mostrata mediamente efficace, può essere una tentazione molto forte, soprattutto nel momento in cui bisogna dedicarsi all’organizzazione del partito nel territorio.
Ma questo rappresenterebbe un’involuzione, se non una vero e proprio ridimensionamento, del progetto Partito Democratico.  Nato con l’ambizione di cambiare la politica si risolverebbe come ennesimo tentativo di sostituzione degli addendi con la speranza - quanto mai vana -  di vedere il risultato che cambia.
Insomma prepariamoci: il ritorno al passato è un rischio concreto.
Il ritorno al passato è dietro l’angolo.


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mercoledì, 23 aprile 2008 ore 12:21
Tutto questo stupore sugli operai che votano a destra e per la Lega in particolare, mi sembra la scoperta dell'acqua calda. Come se  non esistesse in materia una pubblicistica accurata da quasi 15 anni e che ha come ultimo esempio questo studio dell'Ires.
Per quel che mi compete, la cosa che mi frulla in testa da qualche giorno è che, senza realmente intenderlo, quando D'Alema disse che la Lega era una costola della sinistra aveva ragione da vendere. 
Secondo me esiste, anche se la cosa andrebbe studiata in maniera attenta, una sovrapposizione tra  le modalità argomentative del linguaggio leghista e un certo sindacalase fine anni 70, chiaramente in una chiave degenerativa, dove l'interesse da generale è diventato particolare e la rivendicazione atto corporativo.
Ma i costrutti cognitivi di interesse e di rivendicazione hanno avuto legittimità politica grazie a quelle culture. Solo che le fratture multiple che hanno investito la nostra società hanno dato nuova funzione a quegli schemi, ma tutti in chiave chiusura e non di apertura emancipatoria.

Insomma, forse dovremmo rimettere in discussione le domande, prima ancora delle risposte. Anzichè interrogarci se la sinistra per governare deve essere un po' di destra, non sarebbe meglio chiedersi se la nuova destra ha fatto propria la sinistra e per questo quella ufficiale non trova più mordente o ragion sociale?
 
 

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lunedì, 21 aprile 2008 ore 11:17

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mercoledì, 16 aprile 2008 ore 17:36
Alla fine ho letto tutto e tutti dicono le stesse cose, condivisibili per altro.
Solo qualche aggiunta:

1. Berlusconi sfonda perché la realtà è molto più semplice di come ci piace rappresentarcela: il centrodestra è molto più protettivo del centrosinistra. Perchè nel casino generale non ti promette di mettere ordine ma ti ridà indietro qualche euro. Coi tempi che corrono meglio un uovo sicuro oggi che forse una gallina domani che, come se non bastasse, oggi mi costa tra l'altro pure le 2 uova che mi ritrovo in frigo.

2. Sulla sinistra radicale, interessante lettura di Revelli: "Rifondazione si è fatta risucchiare dall'universo mediatico-simbolico. Ne è rimasta stritolata. Diciamo che quell'area non è riuscita a costruirsi un'autonomia visibile rispetto alla forma del nuovo sistema politico prefigurato dai media, soprattutto dalle Tv. Il Pdl è, per dirla in termine di comunicazione, il mezzo stesso. Il Pd ha trovato un leader comunicatore. La Lega gode dall'autonomia derivata dal territorio. La sinistra arcobaleno? Sparita. Senza identità o visibilità precise".

3. Come si diceva con Mario in scooter, il voto a sinistra (Pd e Sa) è ai suoi minimi storici e questo dà conto di un solco profondo e cioè che il voto a sinistra oggi è solamente ideale mentre gli interessi, le rappresentanze effettive sono tutti altrove. Solo che nel momento in cui quegli interessi (bisogno di protezione) provano a tramutarsi in ideale smarriscono ogni presa. Per questo la Lega (l'interesse minimo) fa il botto e la lista di Ferrara (tentativo di rendere quel piano di interessi visione valoriale) diventa nullo. La sinistra riuscirà a giocare la partita opposta, cioè declinare l'idealità su un piano di rappresentanza? E' lì la sfida del futuro.

4. Invece si parla di apertura all'Udc. Ragioni di realismo politico, aggiungono. Allora se questo è la condizione sine qua non, meglio accelerare i tempi e provare a strappare Berlusconi al Pdl.
Secondo me si può fare.  Ma stavolta non mi chiamate

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martedì, 15 aprile 2008 ore 12:26
...scriverò un paio di post, uno sul quadro politico e l'altro sulla società.
In attesa di ordinare le idee, di trovare la voglia e di riprendermi dalla tristezza, leggetevi questo.

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domenica, 13 aprile 2008 ore 19:00
L'affluenza diminuisce di circa il 3,3% rispetto a 2 anni fa. Tre delle cinque cosiddette regioni in bilico sono oltre la media nazionale: Liguria -4,9%; Marche -4%; Abruzzo -5%...aspettiamo le 22 (e la partita dell'Inter).

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domenica, 13 aprile 2008 ore 12:28
Il giorno delle elezioni sono sempre di buon umore. C'è tutta una ritualità che mi piace rispettare. Svegliarsi presto, comprare il giornale, colazione, ripassare da casa, andare al seggio. La scheda la tengo sempre per un po' in mano dopo aver messo la mia crocetta. Mi piace guardarla, farmela girare tra le mani.
L'ho fatto anche stamattina, tutti quei simboli uno accanto all'altro e le mie crocette su quelli del Partito Democratico.

Ps. C'è un'aria nuova, lo sto dicendo da venerdì che qualcosa sta succedendo. I primi dati dicono che c'è un lieve calo nell'affluenza. Sul mio volto un timido e discreto sorriso.

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venerdì, 11 aprile 2008 ore 10:04
La Stampa di oggi ci informa di un'inchiesta della magistratura su presunti brogli nel voto degli italiani all'estero mentre Diario della Settimana, già qualche settimana fa, era andato in Calabria e in Sicilia per dirci quello che succede da quelle parti. La sensazione è di sgomento. Andatevi a leggere la relazione conclusiva della commissione antimafia e capirete come 'ndrangheta e mafia vivano e lottino assieme a noi e di come oggi la prima sia molto più pericolosa (se così si può dire...) della seconda.

E' chiaro che la politica poteva osare di più, perchè la politica su questo terreno DEVE sempre osare di più con le candidature, con messaggi forti (che i mafiosi capiscono alla perfezione) tipo quello di Veltroni che, non a caso, proprio in Calabria ha speso parole importanti.

Intanto ieri sera ultimo comizio romano di Berlusconi. A pochi passi da noi una giornalista francese che non so per quale ragione ha capito che non eravamo - diciamo così - degli esagitati del berlusconismo, ci ha chiesto cosa ci facessimo là: "siete passati per caso e vi siete fermati?", "No, ci siamo venuti intenzionalmente". "E perchè lo avete fatto?"
Le ho risposto che Berlusconi è l'ultima cosa che mi diverte di questo paese, che è un vero e proprio spettacolo. Mi ha guardato come si guarda un pazzo, ma in fondo c'era davvero poco materiale per sviluppare un ragionamento più serio: del berlusconismo e del suo furore onirico-ideologico è rimasto ben poco. Oggi sembra davvero un venditore di pentole a una fiera di paese, il punto è che era proprio questo che la gente si aspettava da lui: un sano e collettivo cazzeggio, un po' di battute su Veltroni, qualche strizzatina d'occhio al gentil sesso. La politica era solo spazio di noia, di commento con la vicina di posto ("guarda quanto è elegante", "senti come parla bene" "sta cominciando a piovere") e di attesa tra una battuta e l'altra: proprio come quando ti mandano la pubblicità il sabato sera mentre guardi il Bagaglino.




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giovedì, 10 aprile 2008 ore 09:29
La Roma non ce l'ha fatta, fuori è una giornata che ha quantomeno un retrogusto di primavera e anch'io mi sono chiesto se quelli del Grande Fratello andranno a votare.
Detto questo, sono assolutamente impressionato dalla scelta dei concorrenti di quest'anno, ognuno dei quali non è rappresentazione ma simulacro di significati che vivono/vivacchiano nel corpo collettivo del paese.
Solo per dirne alcuni: Roberto, il cumenda milanese, è il Berlusconi gagà degli anni '80; Silvia è Luxuria; Lina  impersonifica bene il melodramma partenopeo in chiave postmoderna, tra canzoni, proteste per i rifiuti e valore esasperato della griffes; Francesco è il Totti di qualche anno fa (non a caso quando si sono incontrati si sono intuiti al volo).
E mi diverte pensare (ma senza troppo crederci) che la dinamica interna alla casa, le votazioni e le eliminazioni, le simpatie e le antipatie del pubblico abbiano un che di predittivo su quello che accadrà tra 48 ore. L'eliminazione tra i fischi di Roberto-Berlusconi, il sostegno del pubblico a Lina e alla sua rabbia che fa tanto antipolitica, l'uscita dalla casa di Silvia che però, una volta in studio, gode dell'affetto del pubblico (non ti voto, ma ti rispetto).
E Veltroni dov'è? Naturalmente in tutti e in nessuno: lui è unico e inimitabile. Per questo nella casa ci starebbe proprio bene.

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